Autori e storici del corso di Storia ESABAC

Boccaccio (1313-1375)
2de – Capitolo 3) L’origine del Rinascimento, documento introduttivo
Boccaccio (1313-1375) è uno scrittore e poeta italiano nato a Firenze. È stato uno fra i maggiori narratori del XIV secolo, con il suo Decameron. È considerato il maggiore narratore europeo e ha avuto un ruolo egemone nel panorama dell’epoca.
> F. Petrarca, lettera a Boccaccio (1364)
Fonte – F. Petrarca, Rerum Senilium Libri. Liber XIV, Epistola 1.
2de – Capitolo 4) La Rivoluzione, doc. II.2
Filosofo, storico e politico italiano. Di famiglia agiata, studiò prima a Napoli poi, dopo il terremoto di Casamicciola in cui perse i genitori (1883), trascorse alcuni anni presso lo zio Silvio Spaventa a Roma dove seguì i corsi di Antonio Labriola. A Napoli riprese autonomamente la via della riflessione, ponendo le basi per una profonda revisione della dottrina idealistica. Senatore (1910) e poi ministro della Pubblica istruzione con Giolitti (1920-1921), dopo un iniziale favore osteggiò il fascismo, contro cui elaborò un celebre Manifesto, firmato dai migliori intellettuali italiani di parte liberale (1925). Opere come la Storia d'Italia dal 1871 al 1915 (1928) o la Storia d’Europa nel secolo decimonono (1932) contribuirono a formare la gioventù di sentimenti antifascisti a quella che egli definì la "religione della libertà". Mantenne intatta la sua posizione d'intransigente opposizione alla dittatura fino alla guerra e alla caduta di Mussolini. Entrato nel governo Badoglio nel 1944 e poi, per pochi mesi, nel gabinetto Bonomi (1944), nel 1946 fu eletto alla Costituente. Senatore dal 1948, prese parte alla ricostituzione del Partito liberale italiano, che presiedette fino al 1947.
> II 2. Il Monitore Napolitano, giornale politico di Eleonora de Fonseca Pimentel
Brano di Benedetto Croce, Eleonora de Fonseca Pimentel, Roma, Tipografia Nazionale, 1887.

De Amicis (Edmondo; 1846-1908)
1ère – Capitolo 3) L’età industriale, doc. 8
Scrittore italiano. Ufficiale e combattente del 1866, abbandonò la carriera militare (da cui trasse ispirazione per i bozzetti raccolti in La vita militare, 1a ed. 1868) per darsi alle lettere. In otto anni (1871-79) pubblicò sei libri di viaggio: Spagna, Olanda, Ricordi di Londra, Marocco, Costantinopoli, Ricordi di Parigi, tutti, sebbene in diversa misura, editorialmente fortunati. L'adesione al socialismo nel 1892 fu uno degli avvenimenti più salienti della sua vita. Già nel 1880 aveva pubblicato mediocri Poesie; nitidezza di ritratti, lineare semplicità di commozione e di morale sono invece i pregi delle argute analisi psicologiche di Amici (1883) e del celebre Cuore (1886), il suo capolavoro, insieme forse con La carrozza di tutti (1899), diario di un anno di osservazioni su un tram cittadino. Ricordiamo inoltre: Sull'Oceano (1889), Il romanzo d'un maestro (1890), Fra scuola e casa (1892), di cui fa parte il racconto La maestrina degli operai (pubbl. da solo, 1895). Del problema della lingua si occupò, da un punto di vista manzoniano, ma con criterî ormai arretrati, in L'idioma gentile (1905). Nell'amore per il bene sino alla commozione (ma i suoi momenti di languore lacrimoso non sono così frequenti, né così importanti, da caratterizzarlo come polemicamente fece il Carducci in uno dei Giambi), va indicato l'aspetto più significativo della sua personalità e la più genuina espressione del suo mondo.
> 8. La tentazione della bicicletta (Milano, 1906)
Altro libro da conoscere: Cuore (1886)
“Questo libro è particolarmente dedicato ai ragazzi delle scuole elementari, i quali sono tra i nove e i tredici anni, e si potrebbe intitolare: Storia d'un anno scolastico, scritta da un alunno di terza d'una scuola municipale d'Italia. - Dicendo scritta da un alunno di terza, non voglio dire che l'abbia scritta propriamente lui, tal qual è stampata. Egli notava man mano in un quaderno, come sapeva, quello che aveva visto, sentito, pensato, nella scuola e fuori; e suo padre, in fin d'anno, scrisse queste pagine su quelle note, studiandosi di non alterare il pensiero, e di conservare, quanto fosse possibile, le parole del figliuolo. Il quale poi, quattro anni dopo, essendo già nel Ginnasio, rilesse il manoscritto e v'aggiunse qualcosa di suo, valendosi della memoria ancor fresca delle persone e delle cose. Ora leggete questo libro, ragazzi: io spero che ne sarete contenti e che vi farà del bene”.

Hugo (Victor; 1802-1885)
1ère – Capitolo 2) Francia e Italia, doc. 3
Scrittore francese. Massimo rappresentante della scuola romantica francese, accademico di Francia nel 1841, fu deputato nel 1848. Esiliato nel 1851 per la sua opposizione a Napoleone III, tornò a Parigi nel 1870. Della sua produzione letteraria sono da ricordare: Notre-Dame de Paris (1830), Napoleone il piccolo (1852) e I miserabili (1862).
> 3. Le esperienze del Comune : (…) Victor Hugo (1802-1885)

Lamartine (Alfonse de; 1790-1869)
1ère – Capitolo 1) Imparare il politico, doc. 6
Il passe son enfance à Milly, un village près de Mâcon, et fait ses études à Belley chez les jésuites. De juillet 1811 à avril 1812, Lamartine est envoyé en Italie. Il découvre Florence, Rome et Naples. Là, il s’éprend d’une jeune fille, Antoniella (cf. Graziella). Sa vocation littéraire s’affirme sous la Restauration. À cette époque, il rencontre Julie Charles (alias Elvire), une jeune femme qui meurt deux ans après leur rencontre sur les bords du lac du Bourget (à Aix-en-Savoie).
Julie Charles devient l’Elvire des Méditations poétiques, recueil de vingt-quatre poèmes salué par un grand succès en 1820. Plus tard, il épouse Mary-Ann Birch. En 1829, il est élu à l’Académie française.
Sa carrière diplomatique et politique : d’abord nommé attaché d’ambassade à Naples en mars 1820, Lamartine est élu tour à tour député à Bergues (Nord) en 1833 après un voyage en Orient (1832), conseiller général de Mâcon, ministre des Affaires étrangères. Il devient chef du gouvernement provisoire de 1848. La même année, il est battu aux élections présidentielles. Parallèlement à cette carrière politique, Lamartine continue d’écrire. Lamartine meurt ruiné en février 1869.
> 6. Il poeta Lamartine rifiuta la bandiera rossa di fronte al municipio di Parigi (25 febbraio 1848).

Mazzini (Giuseppe; 1805-1872)
1ère – Capitolo 1) Imparare il politico, doc. 8 e 9
Politico italiano. Figlio di un medico, Giacomo, attivo giacobino in età napoleonica, e di Maria Drago, dotata di un sentimento religioso inclinante al giansenismo, fu avviato allo studio della medicina, che abbandonò, attratto dalla lotta politica.
> 8. “La Giovine Italia”, brano dei Doveri dell’Uomo (1860)
Fonte - Doveri dell'uomo, Giuseppe Mazzini, introduzione di Giano Accame, Milano, 1995 ; http://it.wikisource.org/wiki/Della_Giovine_Italia
I doveri dell'uomo sono una teoria della filosofia del diritto concepita per la prima volta organicamente da Giuseppe Mazzini, come conseguenza e reazione alle varie affermazioni e dichiarazioni dei diritti dell'uomo. Secondo Mazzini le due dottrine non erano in contrasto ma si integravano fra loro. In seguito questa dottrina - radicalmente cambiata nelle sue premesse - passò come base fondativa della dottrina fascista, principalmente tramite il pensiero del filosofo Giovanni Gentile e del giurista Alfredo Rocco.
« Colla teoria dei diritti possiamo insorgere e rovesciare gli ostacoli; ma non fondare forte e durevole l'armonia di tutti gli elementi che compongono la Nazione. Colla teoria della felicità, del benessere dato per oggetto primo alla vita, noi formeremo uomini egoisti, adoratori della materia, che porteranno le vecchie passioni nell'ordine nuovo e lo corromperanno pochi mesi dopo. Si tratta dunque di trovare un principio educatore superiore a siffatta teoria che guidi gli uomini al meglio, che insegni loro la costanza nel sacrificio, che li vincoli ai loro fratelli senza farli dipendenti dall'idea d'un solo o dalla forza di tutti. E questo principio è il DOVERE. Bisogna convincere gli uomini ch'essi, figli tutti d'un solo Dio, hanno ad essere qui in terra esecutori d'una sola Legge - che ognuno d'essi, deve vivere, non per sé, ma per gli altri - che lo scopo della loro vita non è quello di essere più o meno felici, ma di rendere sé stessi e gli altri migliori - che il combattere l' ingiustizia e l'errore a beneficio dei loro fratelli, e dovunque si trova, è non solamente diritto, ma dovere: dovere da non negligersi senza colpa - dovere di tutta la vita. »
> 9. Brano di una Lettera al clero italiano (1850)
Fonte – Giuseppe Mazzini, Lettera di Giuseppe Mazzini al clero italiano, Torino, Tipografia nazionale, 1850 ;

Petrarca (F.; 1805-1859)
2de – Capitolo 3) L’origine del Rinascimento, documento introduttivo, doc. A 3. e B 1.
Poeta e umanista (Arezzo 1304-Arquà 1374). Autore del Canzoniere, ebbe, rispetto a Dante, un impegno meno vivo e appassionato nelle vicende politiche, e tuttavia mostrò atteggiamenti più moderni. Dell’impero avvertì la decadenza e lo considerò come un’istituzione straniera, sostanzialmente estranea alle sorti dell’Italia. Nell’Italia vide non più soltanto il giardino dell’impero, ma un’entità spiritualmente e culturalmente viva, che chiamò «patria» («agnosco patriam»), e si augurò che ponesse fine alle lotte fratricide e si liberasse dalle soldatesche straniere mercenarie. Così egli sperò, con riferimento a Roberto d’Angiò, nel sorgere di una monarchia italiana; poi si entusiasmò per l’azione politica di Cola di Rienzo, che voleva restaurare a Roma la libertà repubblicana e costruire intorno all’Urbe una federazione di repubbliche e di principati italiani, in modo che l’Italia avesse, nel quadro dell’impero, una sua collocazione privilegiata.
> F. Petrarca, lettera a Boccaccio (1364)
Fonte – F. Petrarca, Rerum Senilium Libri. Liber XIV, Epistola 1.

> A3. Esortare il papa a ritornare a Roma (1342)
> B1. Principali opere di F. Petrarca (tabella) 

Tocqueville (A. de; 1805-1859)
1ère – Capitolo 1) Imparare il politico, doc. 3
Storico e politico francese. Recatosi negli Stati Uniti (1831-1832) per studiarne la costituzione, al suo ritorno scrisse La democrazia in America (1835-1840), un trattato fondamentale per la storia della democrazia moderna, in cui descriveva la democrazia come forma di governo delle società avanzate. Liberale, favorevole alla repubblica, entrò alla camera nel 1838; nel 1849 fu ministro degli Esteri. Ritiratosi dalla politica dopo il colpo di stato del 1851 scrisse L'ancien régime e la rivoluzione (1856).
> 3. Tocqueville: carattere popolare della rivoluzione del 48 in Francia
Brano di Memorie, una rivoluzione fallita (1893, ed. italiana 1939).

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