vendredi 31 mai 2013

Città e sviluppo sostenuto – Riconquistare il centro-città di Milano


Doc. 1 – Intervista: “Aria più pulita e meno traffico. Milano deve dare l’ok ad Area C”
Il professor Umberto Veronesi: "Vivo in centro e dovrò pagare per rientrare a casa mia ma sono favorevole. Questo è il prezzo che nostra la comunità deve pagare allo sviluppo".
"Ben venga l'Area C a Milano. Sono assolutamente favorevole alla congestion charge[1]. Una misura che considero un passo importante verso una migliore qualità della vita nella mia città e la salute dei cittadini (…). [Questa] misura [deve essere] un progetto comune" (…).
Professor Veronesi lei è convinto che l'introduzione dell'Area C avrà l'effetto di migliorare la salute dei milanesi?
"Sì. Un centro troppo congestionato dal traffico crea inevitabilmente problemi di salute. Varie forme di allergie e bronchiti croniche sono certamente legate all'inquinamento atmosferico (…), la città si trova in una conca con poca ventilazione".
Alcuni cittadini residenti all'interno dell'Area C contestano però il provvedimento[2], perché si sentono colpiti da una sorta di tassa aggiuntiva[3], che limita la libertà di movimento di chi abita nel centro della città e il diritto di tornare a casa la sera con la propria auto.
" (…) Il problema della congestione del traffico è comune a tutto il mondo ed è da considerare un prezzo che paghiamo allo sviluppo e al benessere[4]. A Londra, città modello per la congestion charge, il prezzo di entrata è più del doppio di quello richiesto a Milano".
I sostenitori della congestion charge sottolineano che il principale obiettivo che si vuole raggiungere è soprattutto la riduzione dei veicoli circolanti.
"Sì e questo è un elemento importante per la qualità della vita dei cittadini. (…) Tutti i cittadini fruiranno[5] [del traffico più fluido], della riduzione dell'inquinamento acustico oltre che delle emissioni dai tubi di scappamento[6] e avranno tempi più veloci di percorrenza(…). Dobbiamo imparare a camminare di più e utilizzare, quando possibile, le due ruote invece delle quattro".


[1] Congestione charge : péage urbain. Qui si pagà un ecopass.
[2] Il proveddimento : la mesure.
[3] Tassa aggiuntiva : taxe ajoutée.
[4] Benessere : bien-être.
[5] Fruiranno : bénéficieront.
[6] Tubi di scappamento : pots d’échappement.
Carlo Brambilla, La Repubblica, 12 gennaio 2012

Doc. 2 – Mappe. Dalla città alla “Area C”
a. Mappa turistica

b. Le aree centrali di Milano
 
(Mediolanum è il nome romano di Milano. I bastioni formano la Mura moderna della città).
 
c. Area C, il 16 gennaio si parte guida alla congestione charge
La rivoluzione di Area C sta per partire: da lunedì 16 gennaio per entrare nel centro di Milano tutti i veicoli - con alcune deroghe - dovranno pagare un ticket fisso di 5 euro.



Oriana Liso, La Repubblica, 12 gennaio 2012

jeudi 30 mai 2013

LA PRIMA METÀ DEL XX SECOLO: GUERRE, DEMOCRAZIE, TOTALITARISMI (FINO AL 1945) - DOCUMENTI (suite)


10. Conversazione in Sicilia, Elio Vittorini
Vocabolario :
Chinare (pencher) ; Squillante (voix aigue - couleur vive) ; Quieto/a (calme) ; Lo Zolfo (le souffre); Astratto (abstrait)
1. Da "Questo Novecento", di Vittorio Foa :
La figura stessa di Vittorini era anomala : era un irregolare. Però io ho letto "Conversazione in Sicilia" in carcere, quando usciva a puntate sulla rivista "Letteratura", prima che uscisse in libro nelle piccole Edizioni di Letteratura (col titolo mascherato di "Nome e lacrime"). Ne rimasi sconvolto ; ero in carcere, dentro un mondo che sembrava tutto chiuso nel fascismo, nel nazismo, in cui c'era solo una speranza di risposta, diciamo pure anche la speranza nella guerra ; e questo romanzo che lessi durante la guerra, in carcere, in una condizione di stretta clausura, mi apparve come una specie di straordinario messaggio : il mondo cambiava.
2. Brano del libro :
Il romanzo appare a puntate su «Letteratura» tra il '38 e il '39, e poi nel '41 uscirà in volume : prima presso l'editore Parenti col titolo Nome e lagrime, e poco dopo col titolo definitivo Conversazione in Sicilia  presso la casa editrice Bompiani. 
Capitolo I
Io ero, quell'inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non di questo mi son messo a raccontare. Ma bisogna dica ch'erano astratti, non eroici, non vivi ; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto. Da molto tempo questo, ed ero col capo chino. Vedevo manifesti di giornali squillanti e chinavo il capo ; vedevo amici, per un'ora, due ore, e stavo con loro senza dire una parola, chinavo il capo ; e avevo una ragazza o moglie che mi aspettava ma neanche con lei dicevo una parola, anche con lei chinavo il capo. Pioveva intanto e passavano i giorni, i mesi, e io avevo le scarpe rotte, l'acqua che mi entrava nelle scarpe, e non vi era più altro che questo : pioggia, massacri sui manifesti dei giornali, e acqua nelle mie scarpe rotte, muti amici, la vita in me come un sordo sogno, e non speranza, quiete. Questo era il terribile : la quiete nella non speranza. Credere il genere umano perduto e non aver frebbe di fare qualcosa in contrario, voglia di perdermi, ad esempio, con lui. Ero agitato da astratti furori, non nel sangue, ed ero quieto, non avevo voglia di nulla. Non mi importava che la mia ragazza mi aspettasse ; raggiungerla o no, o sfogliare un dizionario era per me lo stesso ; e uscire a vedere gli amici, gli altri, o restare in casa era per me lo stesso. Ero quieto ; ero come se non avessi mai avuto un giorno di vita, né mai saputo cosa significa esser felici, come se non avessi nulla da dire, da affermare, negare, nulla di mio da mettere in gioco, e nulla da ascoltare, da dare e nessuna disposizione a ricevere, e come se mai in tutti i miei anni di esistenza avessi mangiato pane, bevuto vino, o bevuto caffé, mai stato a letto con una ragazza, mai avuto dei figli, mai preso a pugni qualcuno, o non credessi tutto questo possibile, come se mai avessi avuto un'infanzia in Sicilia tra i fichidindia e lo zolfo, nelle montagne ; ma mi agitavo entro di me per astratti furori, e pensavo il genere umano perduto, chinavo il capo, e pioveva, non dicevo una parola agli amici, e l'acqua mi entrava nelle scarpe.

11. Dalla società delle Nazioni all’ONU
(1919-1946). Organizzazione sovranazionale costituita nel 1919 per il mantenimento della pace e della sicurezza, la soluzione delle controversie internazionali, la cooperazione tra gli stati membri. Ideata da T.W. Wilson, fu il primo organismo internazionale a perseguire tali scopi nel clima pacifista seguito alla guerra mondiale. Ebbe sede a Ginevra e ricevette l'adesione di cinquantotto stati (1934). Era dotata di un'assemblea, di un consiglio e di un segretariato e doveva costituire lo strumento principale di prevenzione di nuovi conflitti internazionali. Fu inoltre incaricata dell'amministrazione di alcuni territori sottratti agli stati sconfitti nella Prima guerra mondiale. Creò organismi di informazione e regolazione di gravi questioni dell'umanità (il Bureau International du Travail tra gli altri). I suoi fini di stabilizzazione internazionale e di pace fallirono in più occasioni: il conflitto cino-giapponese (1931), l'impresa etiopica italiana (1935), l'aggressione nazista alla Cecoslovacchia (1938) e l'espansione tedesca all'origine della Seconda guerra mondiale (1938-1939). Impotente di fronte alle tensioni internazionali, anche per la mancata adesione degli Stati Uniti e quella tardiva o solo temporanea di Germania, Giappone e Unione sovietica, venne sciolta nel 1946 e il suo posto venne preso dall'Onu.
12 – Gli Stati della SDN
12 – La conferenza di San Remo
La Conferenza di San Remo decise il 24 Aprile 1920 di assegnare il Mandato [per la Palestina] per conto della Lega delle Nazioni alla Gran Bretagna. I termini del Mandato furono discussi anche cogli Stati Uniti che non erano membri della Lega. Un testo convenuto fu confermato dal Consiglio della Lega delle Nazioni il 24 Luglio 1922 e divenne operativo nel Settembre 1923.
Il Consiglio della Lega di Nazioni:
Poiché le principali Potenze Alleate si sono accordate, al fine di dare effetto alle disposizioni dell'Articolo 22 del Patto della Lega delle Nazioni, per affidare a un Mandatario, scelto dalle dette Potenze, l'amministrazione del territorio della Palestina che precedentemente appartenne all'Impero turco entro i confini che potranno essere da loro determinati; e
Poiché le principali Potenze Alleate si sono anche accordate che il Mandatario debba essere responsabile per dare effetto alla dichiarazione originalmente fatta il 2 Novembre 1917 dal Governo di Sua Maestà Britannica e adottata dalle dette potenze, in favore della costituzione in Palestina di una nazione per il popolo ebreo, essendo chiaramente inteso che nulla dovrebbe essere fatto a pregiudizio dei diritti civili e religiosi delle comunità non-ebree esistenti in Palestina o dei diritti e status politico goduto dagli ebrei in qualsiasi altro paese (…).


mercredi 29 mai 2013

Costruire la pace


III. Costruire la pace


A.    Garantire la pace  con la SDN ?


10 – Dalla società delle Nazioni all’ONU
(1919-1946). Organizzazione sovranazionale costituita nel 1919 per il mantenimento della pace e della sicurezza, la soluzione delle controversie internazionali, la cooperazione tra gli stati membri. Ideata da T.W. Wilson, fu il primo organismo internazionale a perseguire tali scopi nel clima pacifista seguito alla guerra mondiale. Ebbe sede a Ginevra e ricevette l'adesione di cinquantotto stati (1934). Era dotata di un'assemblea, di un consiglio e di un segretariato e doveva costituire lo strumento principale di prevenzione di nuovi conflitti internazionali. Fu inoltre incaricata dell'amministrazione di alcuni territori sottratti agli stati sconfitti nella Prima guerra mondiale. Creò organismi di informazione e regolazione di gravi questioni dell'umanità (il Bureau International du Travail tra gli altri). I suoi fini di stabilizzazione internazionale e di pace fallirono in più occasioni: il conflitto cino-giapponese (1931), l'impresa etiopica italiana (1935), l'aggressione nazista alla Cecoslovacchia (1938) e l'espansione tedesca all'origine della Seconda guerra mondiale (1938-1939). Impotente di fronte alle tensioni internazionali, anche per la mancata adesione degli Stati Uniti e quella tardiva o solo temporanea di Germania, Giappone e Unione sovietica, venne sciolta nel 1946 e il suo posto venne preso dall'Onu.
11 – Gli Stati della SDN

12 – La conferenza di San Remo
La Conferenza di San Remo decise il 24 Aprile 1920 di assegnare il Mandato [per la Palestina] per conto della Lega delle Nazioni alla Gran Bretagna. I termini del Mandato furono discussi anche cogli Stati Uniti che non erano membri della Lega. Un testo convenuto fu confermato dal Consiglio della Lega delle Nazioni il 24 Luglio 1922 e divenne operativo nel Settembre 1923.
Il Consiglio della Lega di Nazioni:
Poiché le principali Potenze Alleate si sono accordate, al fine di dare effetto alle disposizioni dell'Articolo 22 del Patto della Lega delle Nazioni, per affidare a un Mandatario, scelto dalle dette Potenze, l'amministrazione del territorio della Palestina che precedentemente appartenne all'Impero turco entro i confini che potranno essere da loro determinati; e
Poiché le principali Potenze Alleate si sono anche accordate che il Mandatario debba essere responsabile per dare effetto alla dichiarazione originalmente fatta il 2 Novembre 1917 dal Governo di Sua Maestà Britannica e adottata dalle dette potenze, in favore della costituzione in Palestina di una nazione per il popolo ebreo, essendo chiaramente inteso che nulla dovrebbe essere fatto a pregiudizio dei diritti civili e religiosi delle comunità non-ebree esistenti in Palestina o dei diritti e status politico goduto dagli ebrei in qualsiasi altro paese (…).

mardi 28 mai 2013

Una rappresentazione della censura... da un'allieva di liceo

A voi piace questa fotografia che rappresenta la censura ?E una fotografia per un concorso d'immagine...
Allora potete votare per lei, qui.
Ok, vi l'accordo, conosco questa signorina...

mardi 21 mai 2013

Storia – Media e opinione pubblica – documenti - Compito delitto Matteotti

Doc. 5 – Dossier – 1924, Il delitto Matteotti e le media
5.1 - 1924, il delitto Matteotti
Due anni dopo la Marcia su Roma e la presa del potere da parte di Mussolini, la situazione politica italiana si presentava tutt’altro che stabile (…). Due passaggi [sono] significativi (…), nel dicembre 1922, l’istituzione del Gran Consiglio del fascismo (…) e, nel 1923, l’organizzazione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale nella quale vennero inquadrati molti degli appartenenti alle squadre fasciste. La creazione di questi due organi mostra (…) quale fosse l’intento del duce: creare degli organi di partito che assimilassero le funzioni degli organi statali (…).
Nel frattempo continuarono le repressioni illegali nei confronti degli oppositori e dei dissidenti e lo sviluppo di una repressione legale portata avanti da magistratura e organi di polizia che si abbatté sempre con maggior vigore permettendo sequestri di giornali, arresti preventivi, limitazioni alle libertà sindacali (…).
Un ulteriore passo è segnato dalla legge elettorale del 18 novembre 1923, passata alla storia come Legge Acerbo che aveva un meccanismo tale da favorire il partito fascista (…)[1]. Nonostante il partito fascista potesse vantare una certa sicurezza nel risultato delle elezioni non rinunciò a ricorrere, né tanto meno a ridurre, il ricorso a metodi violenti e intimidatori nei confronti degli avversari. Il risultato delle elezioni, tenutesi il 6 aprile 1924, parlò chiaro. Con il 64,9% dei voti la lista fascista (o lista nazionale) ottenne 374 seggi al Parlamento (…).
Il 30 maggio 1924 il deputato socialista Giacomo Matteotti pronunciò alla Camera un duro discorso contro il governo, accusandolo direttamente di essere il responsabile dei soprusi che avevano accompagnato tutto il periodo elettorale finanche il giorno delle elezioni. Un discorso che animò il Parlamento e che si concluse con una diretta e inequivocabile richiesta: “Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni” (…).
Il 10 giugno 1924, l’onorevole Matteotti fu picchiato e rapito dai fascisti all’uscita della sua abitazione di Roma e poi ucciso; il suo cadavere venne ritrovato solo diverse settimane dopo. Non si seppe più nulla, invece, della sua borsa piena dei documenti che dovevano essere alla base del discorso che il deputato avrebbe dovuto pronunciare alla Camera: le prove della corruzione e dei traffici in cui il fascismo era coinvolto.
5.2 – La Giustizia (Ps unitario) del 13 giugno 1924 Il segretario del Partito Socialista Unitario On. Matteotti aggredito, rapito in automobile e sequestrato

5.3 – Il Mondo del 27 dicembre 1924 Il memoriale di Cesare Rossi / Come funzionava il sistema che condusse alla soppressione dell’on. Matteotti

5.4 – Corriere della Sera (30 dicembre 1924)La situazione del Governo e dei fiancheggiatori di fronte alle rivelazioni di Cesare Rossi 
5.5 –L’Avanti (Psi) del 10 Giugno 193010/06/1924 – 10/06/1930 Viva Giacomo Matteotti! Viva l’Unità Socialista


1.             (Doc. 1) - Presentare la situazione politica nel periodo dell’assassino di Matteotti. Qual è il quadro di lavoro dei giornalisti?
2.             (Doc. 4 e 5) -  Ricerca – Quagli sono le rivelazioni di Cesare Rossi ? Spiegare il ruolo politico del titolo del Corriere della Sera.
3.             (Tutti i Doc.) – Presentare l’evoluzione del trattamento della sparizione e della morte dell’onorevole Matteotti.
4.             (Doc. 5) - Che dimostra il titolo dell’Avanti del 10 Giugno 1930 ?

[1] Un vantaggio che venne accresciuto dalle modalità di presentazione dei partiti nelle liste: si verificò infatti che diversi esponenti liberali e cattolici si candidarono con Mussolini nelle “liste nazionali”, unite dal simbolo del fascio in tutti i collegi, mentre i due partiti socialisti, i comunisti, i popolari, i liberali d’opposizione si presentarono in liste divise.

CITTÀ E SVILUPPO SOSTENIBILE


Agglomerazione – metropolizzazione – conurbazione – Ghetto – Riabilitazione urbana – Mescolanza urbana – Rinnovo urbano – Metropoli – Mégapole megalopoli – città-mondo – città globale.

Il Muro dei clandestini. Padova si divide in due
Una barriera di ferro alta tre metri intorno a una via diventata centro di spaccio[1] e violenza. Istituiti anche check point della polizia

PADOVA - "UN MURO, una vergogna!", urla la destra. "Ma che muro, una recinzione[2]", puntualizzano a sinistra un po' piccati. "Per me, lo chiamino come vogliono. Non mi scandalizzo. Quello che so, perché qui ci ho abitato tre anni, è che non si vive. La vita in via Anelli è un inferno, fra spacciatori[3], prostitute, drogati che vanno e vengono, urla e rumori tutta la notte. E io al mattino mi alzo alle 6 per andare a lavorare".
Toni? Bepi? No, Michael, nigeriano nero come la notte, 35 anni e due figlie piccole, operaio. Lui, come tutti i bianchi veneti della zona di via Anelli, se ne infischia[4] della disputa sulle parole. Muro, recinzione, barriera antiscavalco. Tre metri di altezza per ottantaquattro di lunghezza, lastre d'acciaio spesse quattro millimetri, conficcate nel terreno[5] per un metro e venti. Di là, dal cortile affollato di ceffi[6] nullafacenti, si alza il richiamo del muezzin.
Via Anelli, quartiere della Stanga, fra un Brico, un Auchan e il Centro Giotto. Sono almeno quindici anni che questo quartiere è diventato una discarica[7] per immigrati, magrebini e nigeriani, subentrati agli studenti per i quali le palazzine erano state costruite. Povera gente disposta a farsi taglieggiare[8] da esosi padovani, per alloggi da 28 metri quadri. Poi, col tempo, il degrado ha portato prostitute e spacciatori. Le risse[9] a colpi di falcetto e machete. L'ultima, dieci giorni fa. Ora a far discutere è il "muro", la barriera che il Comune sta alzando fra le palazzine di via Anelli e via De Besi. Per impedire che spacciatori e tossici entrino ed escano di lì. Gli altri ingressi, da tempo, sono sorvegliati dalla polizia: veri check-point in cemento, qualcosa tipo Belfast dei tempi d'oro (…).

La Repubblica, 10 agosto 2006, http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/cronaca/padova-via-anelli/padova-via-anelli/padova-via-anelli.html?ref=search

Domande
1.     Presentare il documento (tipo, tema, data, etc).
2.     (Ricerca) Localizzare e presentare Padova (localizzazione geografica, e presentazione economica)
3.     Perché il comune ha fatto costruire un muro, e dove si trova questa cinta ?
4.     Secondo gli abitanti, questo è una soluzione ?
5.     Paragrafo : costruire un paragrafo (introduzione / conclusione) per rispondere al soggetto seguente, “Padova, città senza mescolanza urbana”.


[1] Centro di spaccio : centre de trafic. 
[2] Una recinzione : une clôture.
[3] Gli spacciatori : les dealers.
[4] Se ne infischia : ne s’inquiètent pas / ne se soucient pas.
[5] Conficcate nel terreno : enfoncées dans le sol.
[6] I ceffi : les voyous.
[7] Una discarica : une décharge, un dépotoir.
[8] Taglieggirae : rançonner.
[9] Le risse : les rixes, les bagarres.