jeudi 16 mai 2013

LA PRIMA METÀ DEL XX SECOLO: GUERRE, DEMOCRAZIE, TOTALITARISMI (FINO AL 1945) - DOCUMENTI (2)


7.3 Una scelta difficile
1)            I neutralisti formavano la maggioranza, volevano che il paese restasse neutrale : sono
-                i socialisti, perché la guerra era quella dei capitalisti e il proletariato non doveva partecipare;
-                la maggioranza dei cattolici e della Chiesa, secondo Benedetto XV la guerra era “un’orrenda carneficina che disonora l’Europa”;
-                dei parlamentari liberali guidati da Giolitti, ex-presidente del Consiglio, pensando che questa neutralità poteva essere ricompensata da l’Austria in territori. Nella realtà Vienna pensava a compensare le rivendicazioni irredente con possessioni nel Medio Oriente (per Bendetto Croce, una « astuzia troppo grossolana da dovervi cader dentro, se proprio la necessità non vi ci avesse spinto»).
2)            Gli interventisti erano una minoranza per l’entrata in guerra:
-                i nazionalisti (tra cui il scrittore Gabriele d’Annunzio, e l’ex-socialista Benito Mussolini) per il quali si doveva in priorità liberare Trento e Trieste;
-                l’esercito e la corte del re cercando il prestigio;
-                i gruppi industriali, vedendo la guerra come un importante mercato;
-                una minoranza di democratici e sociali considerando che l’Italia doveva fare la scelta delle nazioni democratiche (Francia, Inghilterra) contro quelle autoritari (Austria, Germania).
8. Antonio Gramsci e la nascita del Partito Comunista Italiano
Come classe, gli operai italiani che occuparono le fabbriche si dimostrarono all'altezza dei loro compiti e delle loro funzioni. Tutti i problemi che le necessità del movimento posero loro da risolvere furono brillantemente risolti. Non poterono risolvere i problemi dei rifornimenti e delle comunicazioni perché non furono occupate le ferrovie e la flotta. Non poterono risolvere i problemi finanziari perché non furono occupati gli istituti di credito e le aziende commerciali. Non poterono risolvere i grandi problemi nazionali e internazionali, perché non conquistarono il potere di Stato. Questi problemi avrebbero dovuto essere affrontati dal Partito socialista e dai sindacati che invece capitolarono vergognosamente, pretestando l'immaturità delle masse; in realtà i dirigenti erano immaturi e incapaci, non la classe. Perciò avvenne la rottura di Livorno[1] e si creò un nuovo partito, il Partito comunista. 
Antonio Gramsci, Antonio Gramsci, Ancora delle capacità organiche della classe operaia (articolo non firmato) in "l'Unità", 1 ott. 1926; in Id., La costruzione del Partito comunista, 1923-1926, Einaudi, Torino 1971, pp. 347-8.
9. Verso l’Italia Fascista
9.1 Fondazione dei Fasci italiani di Combattimento
La Prima Guerra Mondiale ha prodotto effetti destabilizzanti non solo sul piano geopolitico, con ad esempio la fine dell’Impero Asburgico, la Rivoluzione Russa e la pace punitiva imposta alla Germania, ma profondi cambiamenti sociali.
Nell’Italia del dopoguerra, economicamente provata, si assiste ad una intensificazione delle tensioni sociali, come dimostra lo sviluppo dei sindacati e la nascita di importanti partiti di massa come il Partito Popolare di Don Luigi Sturzo, e il Partito Comunista Italiano fondato da Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga.
Nel 1919 nasce un altro movimento, destinato a segnare indelebilmente la storia italiana, il Fascismo guidato dall’ex socialista Benito Mussolini. Inizialmente tale movimento prende il nome di Fasci Italiani di combattimento e ha carattere elitario, non di massa. Alla sua fondazione, il 23 marzo 1919 a Milano in Piazza San Sepolcro, sono presenti principalmente nazionalisti, reduci della Grande Guerra, ex sindacalisti rivoluzionari, repubblicani, dannunziani e alcuni futuristi marinettiani.
Nel 1920 ha inizio in Italia il Biennio Rosso (1919-1920), periodo caldo delle lotte operaie caratterizzato dall’occupazione delle fabbriche - che arriva dopo mesi di scioperi dovuti al caro vita e alle difficili condizioni lavorative, effetto della riconversione della produzione bellica a produzione di pace-, che è affiancata dalle istanze dei contadini che reclamano la terra.


[1] Rottura di Livorno : al congresso XVII Congresso del Partito Socialista Italiano di Livorno (15-21 gennaio 1921) si registrò la scissione della frazione comunista, dando vita al Partito Comunista d’Italia. 
9.2 La Paura del Comunismo durante il Biennio rosso (1919-1920)
Settembre 1920: a Milano operai armati occupano le fabbriche / Intervento dei Fasci di combattimento: devastazione di una sede sindacale della Confederazione Generale del Lavoro a Roma, con falò dei documenti sulla strada.
9.3 La Marcia su Roma, manifestazione armata del Partito Nazionale Fascista (PNF)
Il 28 ottobre 1922, 20 000 camicie nere si portano alla capitale per mostrare lo sviluppo del PNF.
9.4 Mussolini presidente del Consiglio
29 ottobre 1922 – Il re chiama Mussolini al posto di Presidente del Consiglio ;
25 novembre 1922 – Mussolini ottiene i pieni poteri ;
6 aprile 1924 – Vittoria del PNF alle elezioni (372 deputati fascisti, 144 per l’opposizione). 
9.5 Il delitto Matteotti (10 giugno 1924)
Mussolini, seduto sul cofanetto del deputato Matteotti, assassinato a squadristi
- Calunniatore! Dare dell’assassino a me!

L’opposizione politica si rifiuta allora di sedersi al parlamento : è la Secessione dell’Aventino (27 giugno 1924 – 3 gennaio 1925)
Disegno di Chancel, Il Becco Giallo, n° 72 (giornale clandestino).
9.6 L’Italia nella dittatura fascista – Discorso di Mussolini alla Camera, 3 gennaio 1925
(…) L'articolo 47 dello Statuto dice: « La Camera dei deputati ha il diritto di accusare i ministri del re e di tradurli dinanzi all'Alta corte di giustizia ». Domando formalmente se in questa Camera, o fuori di questa Camera, c'è qualcuno che si voglia valere dell'articolo 47. [Vivissimi prolungati applausi. Moltissimi deputati sorgono in piedi. Grida di "Viva Mussolini!". Applausi anche dalle tribune]
(…) Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto.
Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda!
Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa!
Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!
Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l'ho creato con una propaganda che va dall'intervento ad oggi.
(…) Il  Governo è abbastanza forte per stroncare in pieno definitivamente la sedizione dell'Aventino. [Vivissimi prolungati applausi]
L'Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa. Noi, questa tranquillità, questa calma laboriosa gliela daremo con l'amore, se è possibile, e con la forza, se sarà necessario. [Vive approvazioni]
Voi state certi che nelle quarantott'ore successive a questo mio discorso, la situazione sarà chiarita su tutta l'area. [Vivissimi prolungati applausi]
Tutti sappiano che ciò che ho in animo non è capriccio di persona, non è libidine di Governo, non è passione ignobile, ma è soltanto amore sconfinato e possente per la patria. [Vivissimi prolungati e reiterati applausi. Grida ripetute di "Viva Mussolini!" Gli onorevoli ministri e moltissimi deputati si congratulano con l'onorevole presidente del consiglio. La seduta è sospesa]. 

Aucun commentaire:

Enregistrer un commentaire