7.3 Una scelta difficile
1)
I neutralisti
formavano la maggioranza, volevano che il paese restasse neutrale : sono
-
i socialisti,
perché la guerra era quella dei capitalisti e il proletariato non doveva
partecipare;
-
la maggioranza dei
cattolici e della Chiesa, secondo Benedetto XV la guerra era “un’orrenda
carneficina che disonora l’Europa”;
-
dei parlamentari
liberali guidati da Giolitti, ex-presidente del Consiglio, pensando che questa
neutralità poteva essere ricompensata da l’Austria in territori. Nella realtà
Vienna pensava a compensare le rivendicazioni irredente con possessioni nel
Medio Oriente (per Bendetto Croce, una « astuzia troppo grossolana da
dovervi cader dentro, se proprio la necessità non vi ci avesse spinto»).
2)
Gli interventisti
erano una minoranza per l’entrata in guerra:
-
i nazionalisti (tra
cui il scrittore Gabriele d’Annunzio, e l’ex-socialista Benito Mussolini) per
il quali si doveva in priorità liberare Trento e Trieste;
-
l’esercito e la
corte del re cercando il prestigio;
-
i gruppi
industriali, vedendo la guerra come un importante mercato;
-
una minoranza di
democratici e sociali considerando che l’Italia doveva fare la scelta delle
nazioni democratiche (Francia, Inghilterra) contro quelle autoritari (Austria,
Germania).
8. Antonio Gramsci e la nascita del Partito Comunista Italiano
Come classe,
gli operai italiani che occuparono le fabbriche si dimostrarono all'altezza dei
loro compiti e delle loro funzioni. Tutti i problemi che le necessità del
movimento posero loro da risolvere furono brillantemente risolti. Non poterono
risolvere i problemi dei rifornimenti e delle comunicazioni perché non furono
occupate le ferrovie e la flotta. Non poterono risolvere i problemi finanziari
perché non furono occupati gli istituti di credito e le aziende commerciali.
Non poterono risolvere i grandi problemi nazionali e internazionali, perché non
conquistarono il potere di Stato. Questi problemi avrebbero dovuto essere
affrontati dal Partito socialista e dai sindacati che invece capitolarono
vergognosamente, pretestando l'immaturità delle masse; in realtà i dirigenti
erano immaturi e incapaci, non la classe. Perciò avvenne la rottura di Livorno[1]
e si creò un nuovo partito, il Partito comunista.
Antonio Gramsci, Antonio
Gramsci, Ancora delle capacità organiche
della classe operaia (articolo non firmato) in "l'Unità", 1 ott.
1926; in Id., La costruzione del Partito
comunista, 1923-1926, Einaudi, Torino 1971, pp. 347-8.
9. Verso l’Italia
Fascista
9.1 Fondazione dei Fasci italiani di Combattimento
La Prima
Guerra Mondiale ha prodotto effetti destabilizzanti non solo sul piano
geopolitico, con ad esempio la fine dell’Impero Asburgico, la Rivoluzione Russa
e la pace punitiva imposta alla Germania, ma profondi cambiamenti sociali.
Nell’Italia
del dopoguerra, economicamente provata, si assiste ad una intensificazione
delle tensioni sociali, come dimostra lo sviluppo dei sindacati e la nascita di
importanti partiti di massa come il Partito Popolare di Don Luigi Sturzo, e il Partito
Comunista Italiano fondato da Antonio
Gramsci e Amadeo Bordiga.
Nel 1919 nasce un altro movimento, destinato a segnare indelebilmente la storia italiana, il Fascismo guidato dall’ex socialista Benito Mussolini. Inizialmente tale movimento prende il nome di Fasci Italiani di combattimento e ha carattere elitario, non di massa. Alla sua fondazione, il 23 marzo 1919 a Milano in Piazza San Sepolcro, sono presenti principalmente nazionalisti, reduci della Grande Guerra, ex sindacalisti rivoluzionari, repubblicani, dannunziani e alcuni futuristi marinettiani.
Nel 1919 nasce un altro movimento, destinato a segnare indelebilmente la storia italiana, il Fascismo guidato dall’ex socialista Benito Mussolini. Inizialmente tale movimento prende il nome di Fasci Italiani di combattimento e ha carattere elitario, non di massa. Alla sua fondazione, il 23 marzo 1919 a Milano in Piazza San Sepolcro, sono presenti principalmente nazionalisti, reduci della Grande Guerra, ex sindacalisti rivoluzionari, repubblicani, dannunziani e alcuni futuristi marinettiani.
Nel 1920 ha
inizio in Italia il Biennio Rosso (1919-1920),
periodo caldo delle lotte operaie caratterizzato dall’occupazione delle
fabbriche - che arriva dopo mesi di scioperi dovuti al caro vita e alle
difficili condizioni lavorative, effetto della riconversione della produzione bellica
a produzione di pace-, che è affiancata dalle istanze dei contadini che
reclamano la terra.
[1] Rottura
di Livorno : al congresso XVII Congresso del Partito Socialista
Italiano di Livorno (15-21 gennaio 1921) si registrò la scissione della frazione comunista, dando vita
al Partito Comunista d’Italia.
9.2 La Paura del Comunismo durante il Biennio rosso (1919-1920)
Settembre 1920: a Milano
operai armati occupano le fabbriche / Intervento dei Fasci di combattimento:
devastazione di una sede sindacale della Confederazione Generale del Lavoro a
Roma, con falò dei documenti sulla strada.
9.3 La Marcia su Roma, manifestazione armata del Partito
Nazionale Fascista (PNF)
Il 28 ottobre 1922, 20 000 camicie nere si portano alla
capitale per mostrare lo sviluppo del PNF.
9.4 Mussolini presidente del Consiglio
29 ottobre 1922 – Il re
chiama Mussolini al posto di Presidente del Consiglio ;
25 novembre 1922 –
Mussolini ottiene i pieni poteri ;
6 aprile 1924 – Vittoria del PNF alle elezioni (372 deputati fascisti, 144
per l’opposizione).
9.5 Il delitto Matteotti (10 giugno 1924)
Mussolini, seduto sul cofanetto del deputato Matteotti,
assassinato a squadristi
- Calunniatore! Dare dell’assassino a me!
L’opposizione
politica si rifiuta allora di sedersi al parlamento : è la Secessione dell’Aventino (27 giugno 1924 – 3 gennaio 1925)
9.6 L’Italia
nella dittatura fascista – Discorso di Mussolini alla Camera, 3 gennaio 1925
(…) L'articolo 47 dello Statuto dice: « La
Camera dei deputati ha il diritto di accusare i ministri del re e di tradurli
dinanzi all'Alta corte di giustizia ». Domando formalmente se in questa Camera,
o fuori di questa Camera, c'è qualcuno che si voglia valere dell'articolo 47. [Vivissimi prolungati applausi. Moltissimi deputati sorgono in piedi. Grida
di "Viva Mussolini!". Applausi anche dalle tribune]
(…) Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di
questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io
solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto.
Se le frasi più o meno storpiate bastano per
impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda!
Se il fascismo non è stato che olio di ricino
e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù
italiana, a me la colpa!
Se il fascismo è stato un'associazione a
delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!
Se tutte le violenze sono state il risultato
di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la
responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io
l'ho creato con una propaganda che va dall'intervento ad oggi.
(…) Il Governo è abbastanza forte per stroncare in pieno
definitivamente la sedizione dell'Aventino. [Vivissimi prolungati applausi]
L'Italia, o signori, vuole la pace, vuole la
tranquillità, vuole la calma laboriosa. Noi, questa tranquillità, questa calma
laboriosa gliela daremo con l'amore, se è possibile, e con la forza, se sarà
necessario. [Vive approvazioni]
Voi state certi che nelle quarantott'ore
successive a questo mio discorso, la situazione sarà chiarita su tutta l'area. [Vivissimi prolungati applausi]
Tutti sappiano che ciò che ho in animo non è
capriccio di persona, non è libidine di Governo, non è passione ignobile, ma è
soltanto amore sconfinato e possente per la patria. [Vivissimi prolungati e reiterati applausi. Grida ripetute di "Viva
Mussolini!" Gli onorevoli ministri e moltissimi deputati si congratulano
con l'onorevole presidente del consiglio. La seduta è sospesa].

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