B. Dc contro Pci, un’Italia divisata
> Soggetti 4 e 5 Propaganda – n°4 Lottare contro le sinistre, screditare
il comunismo – n°5 La ricerca dell’unità delle sinistre
Dal
1948 alla fine della Guerra Fredda, gli italiani devono scegliere fra l’atlantismo
della Dc e la via italiana al socialismo, proposta da Togliatti a partire del
1943. I due lati politici utilizzano un discorso di pace, ma sviluppano nella
loro contrapposizione una forte propaganda.
1. La propaganda di destra
Il
discorso della destra fa riferimento alla tradizione e alla religione, e
sviluppa una propaganda anticomunista ricca. Il suo simbolo è lo scudo decorato della croce cristiana (scudo crociato, vecchio simbolo del Partito Popolare di Don
Sturzo). Nella sua opposizione alle sinistre, la Dc orienta il suo discorso sui
temi della presenza di Dio (Nel segreto
della cabina, Dio ti vede, Stalin, no), la difesa della famiglia (I comunisti mangiano i bambini, Difendetemi). La sorveglianza dell’orientamento del voto della donna (Tu voti per la prima volta, e anche la tua femminilità è affidata al tuo
voto) rivela la capacità del partito d’investire le evoluzioni della
società.
2. I discorsi di sinistra
I
riferenti della sinistra si pongono nella storia del paese: il viso di Garibaldi, il Quarto Stato. Per il Pci, la
falce e il martello sono un
obbligo facendo il legame con Mosca. Nonostante la ricerca di un camino
italiano verso il socialismo, la referenza a Stalin è durevole. I manifesti
socialisti devono mostrare la differenza con il comunismo: non si oppongono
all’aiuto americano del Piano Marshall e riconoscono il loro legame con i
comunisti.
C. Gli anni di piombo
Il blocco della
democrazia italiana, tranne le alleanze politiche di centro-sinitra (DC e
socialisti), genera lo sviluppo di tensioni, prima tutto da gruppi della destra
estrema, poi della sinistra dura.
> Doc. 21 – La strategia della tensione
21. La strategia della tensione
Definizione - Strategia eversiva basata principalmente su una serie
preordinata e ben congegnata di atti terroristici, volti a creare in Italia uno
stato di tensione e una paura diffusa nella popolazione, tali da far giustificare
o addirittura auspicare svolte di tipo autoritario. L’espressione fu coniata
dal settimanale inglese The Observer, nel dicembre 1969, all’indomani
della strage di piazza Fontana, generalmente considerata l’avvio della
strategia della tensione […]. La bomba di piazza Fontana costituì la risposta
di parte delle forze più reazionarie della società italiana, di gruppi
neofascisti, ma probabilmente anche di settori deviati degli apparati di
sicurezza dello Stato, non privi di complicità e legami internazionali, alla
forte ondata di lotte sociali del 1968-69 e all’avanzata anche elettorale del
Partito comunista italiano. L’arma stragista fu usata ancora nel 1970 (strage
di Gioia Tauro), nel 1973 (strage della questura di Milano), nel 1974,
all’indomani della vittoria progressista nel referendum sul divorzio
(strage dell’Italicus, strage di piazza della Loggia), e ancora nel 1980
(strage di Bologna), ma non fu l’unica espressione della s. della t., la
quale passò anche attraverso l’organizzazione di strutture segrete, in alcuni
casi paramilitari e comunque eversive (Rosa dei Venti, Nuclei di difesa dello
Stato, loggia P2 ecc.), i collegamenti internazionali (le strutture Gladio
o Stay-behind), la progettazione e la minaccia di colpi di Stato (il
piano Solo del 1964, il tentato golpe Borghese del 1970), e infine la
sistematica infiltrazione nei movimenti di massa e nelle organizzazioni
extraparlamentari, comprese quelle di sinistra, al fine di innalzare il livello
dello scontro.
Fonte - Dizionario di Storia
(2011) Treccani – http://www.treccani.it/enciclopedia/strategia-della-tensione_%28Dizionario-di-Storia%29/
Lo sviluppo delle stragi
risponde alla forza della sinistra nelle lotte sociale (1968 e 69) e allo
sviluppo della sinistra estrema che si radicalizza. Con la crisi economica
degli anni ’70 la disoccupazione viene rafforzare le tensioni. Il compromesso
storico diviene un obbligo per salvare la democrazia. Per uno dei capi storici
della DC, Aldo Moro, era una necessità. La sua cattura e la sua morte, dalle
Brigate Rosse, ne impediscono la realizzazione.
> Doc. 22 – Le Brigate Rosse
22. Le Brigate Rosse (BR)
Organizzazione terroristica eversiva di estrema sinistra
attiva in Italia dai primi anni 1970. Il periodo di massima risonanza si
colloca tra il 1974 e il 1980, quando l’organizzazione, articolata in ‘cellule’
e ‘colonne’ regionali coordinate da una Direzione strategica, lanciò il
cosiddetto ‘attacco al cuore dello Stato’, con l’uccisione, il ferimento o il
rapimento (in quest’ultimo caso anche per finanziare l’attività terroristica)
di politici, magistrati, forze dell’ordine, giornalisti, industriali, dirigenti
di fabbrica, sindacalisti. L’azione più clamorosa fu il rapimento e
l’assassinio del leader democristiano A. Moro (1978). Da allora iniziò il
processo di declino delle BR, a causa della efficace reazione dello Stato,
delle divisioni interne all’organizzazione, del fenomeno del pentitismo, del
clima di generale riflusso del radicalismo politico. Alla fine degli anni 1980
le BR erano in sostanza estinte, anche se la sigla terroristica tentò una
ripresa negli anni successivi (1999 e 2002, omicidi di M. D’Antona, e di M. Biagi)
e alcuni arresti siano stati ancora eseguiti nel 2007 di presunti militanti
delle Nuove BR, una sigla, peraltro, generica
con cui si tende a denominare organizzazioni eversive nate dopo la divisione
interna e lo sradicamento delle BR.



