Rosetta Stame, figlia di una vittima condannata a risarcire Priebke
Il tribunale di Roma accettò la richiesta del boia delle Fosse Ardeatine
ROMA - Nell’ottobre del 2003 Rosetta Stame, figlia di una delle 335
vittime delle Fosse Ardeatine, fu condannata al risarcimento di un
centinaio di milioni di lire ad Eric Priebke.
Rosetta Stame, rimasta orfana all’età di sei anni del padre Nicola Ugo,
era stata querelata da Priebke per un’intervista al “Messaggero” nella
quale si era ritrovata a dire che suo padre era stato torturato da
Priebke a via Tasso.
L’ultima volta che infatti Rosetta Stame aveva visto il padre in un
colloquio a Regina Coeli ricorda che cosa aveva confidato a sua madre
che era con lei nella saletta del carcere: Nicola Ugo Stame diceva di
sentirsi male per i colpi ricevuti al petto durante la detenzione nel
carcere delle Ss di via Tasso.
INGIUSTO RISARCIMENTO In quell’autunno del 2003 Rosetta Stame era uscita
dal tribunale civile di Roma con l’umiliazione di dover sottostare a
questo ulteriore scempio a sessanta anni dalla strage. Una condanna di risarcimento per l’uomo che aveva diretto l’uccisione dei martiri delle Ardeatine compreso suo padre.
Poi in appello la condanna al risarcimento fu annullata, ma a Rosetta
Stame rimasero da pagare le spese processuali e naturalmente l’avvocato.
La notizia della condanna in primo grado quando era diventata nota –
Rosetta Stame si era chiusa in un mortificato silenzio – aveva provocato
infatti un forte moto di indignazione e la mobilitazione di Riccardo
Pacifici all’epoca non ancora presidente della Comunità ebraica così
come di esponenti politici come Walter Veltroni.
FERITA RIAPERTA L’idea che in punta di diritto – vallo a dimostrare
infatti che Priebke avesse partecipato di persona al pestaggio di Nicola
Ugo Stame, colpito nel petto anche per annientarlo come tenore lirico
apprezzato qual era – la giustizia italiana permettesse al responsabile
della strage delle Fosse Ardeatine di infierire ancora sulla famiglia di
un martire era apparsa come difficilmente tollerabile.
Rosetta Stame, oggi presidente dell’associazione dei familiari delle
vittime (Anfim), ricorda tutto questo e dice: “Mi scelse come un capro
espiatorio, dovevo pagare io per tutti noi familiari delle vittime, una
rappresaglia che mi ha creato tanto dolore e che conferma che cosa è
stato Priebke”.
12 ottobre 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Paolo Brogi
Fonte - http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_ottobre_12/rosetta-stame-figlia-una-vittima-dd4a2c30-3363-11e3-b13e-20d7e17127ae.shtml
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