vendredi 6 avril 2012

Dossier - Dalla conquista alle rivendicazioni di sovranità nell’Artide (2/2 - Seconda parte)


B. Nuove sfide
6. Un rotta d’avvenire
Il riscaldamento globale fa migrare i pesci (e non solo loro). Tutti al Nord, lungo rotte che per più di un secolo sono state praticamente impraticabili. Nel 1906 quel diavolo di Amundsen scoprì il famoso Passaggio a Nord-Ovest la via per scavallare le Americhe dall’Atlantico al Pacifico sfidando un dedalo di arcipelaghi e acque ghiacciate. Nei 100 anni successivi, solo 69 imbarcazioni sono riuscite a seguire l’esempio dell’esploratore norvegese. Lo stesso numero di navi che hanno compiuti il tragitto tra il 2006 e il 2010 (…). “Lassù le cose si stanno evolvendo in maniera molto più rapida di quanti avevamo preventivato – dice (…) Louis Fortier, direttore scientifico di ArticNet, un think thank basato a Quebec City –. In termini di sfruttamento delle vie commerciali, industrializzazione, impatto sulle comunità Inuit, riscaldamento globale: stiamo assistendo a un’accelerazione imprevista”.
Michele Farina, “L’ultima frontiera”, Il Corriere Della Sera, 2010.
7. L’ultima frontiera
8. La fine della calotta polare ?
È il ghiaccio che, sciogliendosi, non riflette più la luce del sole e provoca l’aumento della temperatura dell’acqua. E quindi nuovi scioglimenti. Secondo le autorità Usa le dimensioni della calotta polare si sono ridotte a un livello record a luglio : 7,92 milioni di chilometri quadrati. L’allarme degli scienziati corrisponde al giubilo dei grandi armatori. Certo ci vorranno ancora una ventina d’anni prima che la via del Grande Nord possa diventare una rotta commerciale, facendo risparmiare alle navi, dirette a Tokyo da Rotterdam, 7 mila chilometri rispetto al passaggio per il Canale di Suez.
Michele Farina, “L’ultima frontiera”, Il Corriere Della Sera, 2010.
9. La grande corsa al petrolio artico.

La vetta del mondo diventa l'ultima frontiera della geopolitica

10. Le rivendicazione di sovranità
Intanto però si è già scatenata la corsa alle risorse naturali. I paesi interessati sono soprattutto cinque : Stati Uniti, Russia, Canada, Norvegia e Danimarco. Una corsa pacifica, per il momento (…). Non c’è altra questione “su cui Mosca collabori di più con il resto del mondo”. Ma non è detto che le cose non possano cambiare; “Di tanto in tanto soprattutto Canada e Russia sfruttano il nazionalismo de "l’Artico è roba nostra" sul palcoscenico[1] della politica interna” (…).
Le compagnie petrolifere come Shell hanno cominciato le ricerche per sfruttare i giacimenti mai toccati (per motivi ambientali) a Nord dell’Alaska (un terzo delle riserve di gas naturale è sopra il Circolo Polare) (…).
Le preoccupazioni circa una possibile sfida geopolitica ed economica nel Grande Nord scoppiarono negli Stati Uniti nel 2007, quando un sottomarino russo piantò una bandiera sul fondale del Polo Nord. Dal 2009 la Russia ha cominciato a fare pagare dazio[2] alle navi commerciali di passaggio al largo della Siberia (…).
Michele Farina, “L’ultima frontiera”, Il Corriere Della Sera, 2010. 


1. Presentare l’importanza commerciale che offre la fusione stagionale del ghiaccio (doc. 3, 6, 7 e 8).
2. Presentare le risorse della regione aldilà del commercio internazionale (doc. 7 e 9). Che ne pensare nella situazione attuale?
3. Quali sono le cause delle rivendicazioni di sovranità (doc. 10)? Spiegare le parole sottolineate.


[1] Un palcoscenico : una tappa.
[2] Dazio : un droit de passage.






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