8. Robespierre e l’Essere supremo
“Il 18 Floreale (7 maggio 1794), a
nome del Comitato, Robespierre, in un discorso che (…) è l’ultimo prima della
sua morte (…) presenta all’assemblea le sue concezioni Sui rapporti delle idee religiose e morali con i principi repubblicani
e sulle feste nazionali. E propone al voto della Convenzione il celebre
decreto di cui l’articolo 1 dichiara “Il
popolo francese riconosce l’esistenza dell’Essere supremo e l’immortalità
dell’anima”. È ancora un’altra visione geniale quella di Robespierre
che intravede la possibilità di cementare l’unione del popolo francese (…)
nella credenza nell’Essere supremo, in una sorta di culto laico che (…),
rafforza nel popolo la morale, cioè il perseguimento dei doveri civici,
fondamento unico della società civile, perché chi ama un’entità superiore non
può non amare il prossimo[1].
L’esistenza dell’Essere supremo,
decretata e votata, è anche una boccata d’ossigeno per Robespierre soffocato da
una realtà ostile. E sempre il 18 Floreale proclama: “Il popolo francese sembra essere avanzato di duemila anni rispetto
al resto della specie umana”.
Ma l’odio esplode fra gli uomini
stessi (i membri del Comitato [di Saluto pubblico]) che sono alla guida di quel
popolo “sublime” (…), e il presente
s’impone come il tempo degli assassini (…).
Il 19 Pratìle (4 giugno) è eletto
presidente della Convenzione all’unanimità, unanimità ingannatrice[2]
che, malgrado tutto ciò che Robespierre sa dei complotti che si tramano contro
di lui, contribuisce a mantenere viva in lui l’illusione che coloro che lo odiano
(…) non rappresentano che un piccolo numero”.
Il 9 Termidoro (27 luglio 1794) , Robespierre è arrestato, e ghigliottinato
l’indomani.
Alberta Gnugnoli, Robespierre e il Terrore rivoluzionario,
Giunti ed., Firenze, 2003; p. 105-107.
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